Batman: The killing joke

Testi: Alan Moore

Disegni: Brian Bolland

Una delle opere più famose di Alan Moore e, in generale, del mondo di Batman.

Una storia corta ma particolarmente intensa, che tratta della nemesi per antonomasia del Cavaliere Oscuro: il Joker.

Un Joker mai più cattivo, malato e umano.

Il pagliaccio evade da Arkham con un’idea in testa, sperimentare una sua teoria: vedere se è vero che basta a tutti una “giornata storta” per diventare pazzi.

A Joker bastò una giornata così per diventare quello che è, e ora lui vuole vedere se anche con altri basterebbe lo stesso, perciò rapisce Gordon dopo aver sparato alla figlia, per portarlo in un Luna Park abbandonato e torturarlo per farlo impazzire definitivamente.

Ma Batman accorre in tempo e c’è un significativo scambio di battute tra i due.

Joker crede che la sua ipotesi sia provata anche dallo stesso Batman: solo uno che ha avuto una bruttissima giornata può decidere di vestirsi da pipistrello e andare a combattere il crimine.

Ma il Cavaliere Oscuro gli risponde per le rime, facendogli capire che non basta sempre un brutto momento per impazzire, è questione di forza, quella che non ebbe il Joker nella sua fatidica “giornata storta”.

Alla fine, Batman sembra pronto anche a perdonare il Joker, promettendogli un reinserimento nella società.

Perciò il Joker si vede un attimo riflessivo, poi capisce che è troppo tardi e una barzelletta chiude la storia.

Conclusioni

E’ sicuramente una bella storia, solo le origini del Joker non mi sono andate tanto a genio, come non mi vanno a genio tantissime “origini” di tanti personaggi.

Il fatto è che queste “origini” vogliono far passare tutti i cattivi per delle vittime e questo non mi piace, mai nessuno che nascesse davvero bastardo dentro.

Poi sono sembre banali: gli muore il gatto e decidono di diventare dei geni del male.

Per il resto, da comprare e leggere sicuramente.

 

 

 

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